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Informazioni generali
Il comune di Grosotto è, insieme ad altri 77, uno dei comuni della Provincia di Sondrio.
Abitanti: ha una popolazione di circa 1685 abitanti.
Altitudine: è situato a circa 590 metri sul livello del mare.
Comuni limitrofi: confina con i seguenti comuni: Brusio (CH-GR), Grosio, Mazzo di Valtellina, Monno (BS), Poschiavo (CH-GR), Vervio.
CAP: 23034
Prefisso: 0342
Codice fiscale: E201
Codice ISTAT: 14034
Nome degli abitanti: Grosottini


Il Territorio
Prima di tutto un pò di dati...
Grosotto
Grosotto, in provincia di Sondrio, è un paesino di 1685 abitanti (Grosottini) e uno dei 12 comuni facenti parte della Comunità Montana Valtellina di Tirano. Si estende su un’area di circa 53 kmq; la quota più elevata è a 2840 m (Scima de Sasuméer) e la quota minima a 565 m nell’alveo del fiume Adda al confine con Mazzo di Valtellina. Il paese è situato per la maggior parte sul versante retico e nel ramo occidentale della Valgrosina, sul lato sinistro dell’Adda si insinua tra il comune di Grosio e quello di Mazzo, giungendo al confine con il comune di Monno (BS).


La Storia
Cenni storici
Stemma del Comune di Grosotto
Il primo documento che riguarda Grosotto è datato 1080 e concerne il dono, da parte di Nanterio fu Arduino di Buccinigo al monastero di Sant’Abbondio, di alcuni cascinali situati nella pieve di Mazzo: in Grausuura (Grosio), in GROUSUTO (Grosotto) e in loco et fundo Serni (Sernio).
L’epoca romana non lasciò molte tracce a Grosotto. Tuttavia, in occasione del restauro dei castelli, si è potuto appurare che, fino ai primi secoli dell’era cristiana ci fu una frequentazione protostorica continuata. Con il ritrovamento di due tombe rupestri, nella località anticamente chiamata Torraccia, si scoprì che esse facevano parte di un sacello funerario risalente all’epoca longobarda.
L’esistenza del Comune di Grosotto è attestata per la prima volta in un inventario dei beni appartenenti alla chiesa di S. Remigio in Valposchiavo, redatto nel 1255. Nel XIII secolo alcune forme amministrative autonome, tipiche del comune rurale, erano consolidate in Grosotto ed il primo documento che attesta quanto detto sopra è datato 7 dicembre 1325. Il paese, all’epoca, faceva parte dei possedimenti vescovili infeudati prima ai De Misenti e in seguito ai Venosta. Il territorio era suddiviso in cinque cantoni: da qui deriva il blasone di Grosotto con la serpe a cinque spire.
Con la riorganizzazione effettuata sotto i Visconti, il Comune di Grosotto entrò a far parte del terziere superiore della Valtellina.
La chiesa plebana di Mazzo non seguì di pari passo l’autogestione acquisita in ambito civile: infatti Grosotto divenne parrocchia autonoma solamente nel 1625. Nel 1487, durante l’invasione dei Grigioni in Valtellina, Grosotto fu risparmiato dal saccheggio e la popolazione locale attribuì questa grazia alla Madonna. Fu per questo motivo che venne eretto il Santuario della Beata Vergine delle Grazie.
Grazie alla devozione degli abitanti di Grosotto, l’arciprete di Mazzo Giovanni Andrea Rusconi, nel 1524, confermò l’erezione della “scola di Santa Maria” affidandovi la manutenzione delle chiese del paese. Il Comune di Grosotto affrancò i diritti di origine feudale spettanti a Mazzo nel 1549 e nel 1562, anno nel quale Taddeo di Giacomo Robustelli, rappresentante di Grosotto, riscattò il diritto di primizia dall’arciprete Maffeo Crotti pagandola 600 lire imperiali.
Seguì un periodo molto difficile per gli abitanti di Grosotto. Nel 1587 scoppiarono dei disordini tra i cattolici ed i riformati che fecero da premessa alla rivolta valtellinese contro i protestanti che, capeggiata da Giacomo Robustelli, partì da Grosotto nel 1620. Per evitare l’intrusione dei riformati nelle chiese cattoliche il Comune acquistò un edificio per il culto evangelico. Tra il 1595 e il 1597 furono processate a Tirano, dai magistrati Grigioni, diciotto persone di Grosotto accusate di stregoneria. Ciò generò una lunga serie di denunce che contribuirono a creare nel paese un clima di sospetti e terrore. Dal 1615 al 1618, a Grosotto regnò la carestia; dal 1620 al 1637 imperversarono le guerre di Valtellina con stupri, incendi e saccheggi e, come se non bastasse, dal 1630 in poi la peste fece più di 500 vittime. A tutto ciò si aggiunse la permanenza in paese dal 1635 delle truppe francesi sotto il comando del duca di Rohan.
Nel 1639, finalmente, si firmò il Capitolato di Milano ponendo fine alla guerra. La Valtellina ritornava così sotto i Grigioni. La comunità di Grosotto, messa a dura prova da tutti i nefasti avvenimenti precedenti, trovò la forza di risollevarsi prontamente.
Con la Rivoluzione Francese, sparirono le autonomie comunali e i relativi statuti che le reggevano. Nel 1797 la Valtellina entrò a far parte della Repubblica Cisalpina prima e quindi aggregata al Regno Italico. Dopo il Congresso di Vienna (1815) fu assegnata all’Austria ed unita al Regno Lombardo- Veneto.
Dal 1797 al 1815 Grosotto venne aggregato al distretto di Tirano, poi a quello di Mazzo, a quello di Bormio, di Sondrio, di Ponte ed infine di Grosio. Nel 1816 fu staccato dal distretto di Grosio e aggregato a quello di Tirano fino all’unità d’Italia.


Folklore, Cultura e Tradizioni
Il Costume tradizionale di Grosotto
Ercole Bassi (La Valtellina – 1890) annota che il costume era indossato dai contadini e dagli artigiani, mentre le classi più economicamente dotate seguivano la moda. A ragione è stato detto che il costume popolare deriva da motivi vari e non ultimo quello dell’uso della materia prima prodotta in luogo, senza la necessità di acquistarne altrove. Nel paese si produceva la lana, la seta, e non mancavano il lino e la canapa, così che dai telai a mano uscivano il pesante panno, la strusa e le grosse tele per costumi seri e nel contempo graziosi, che possedevano caratteristiche di semplicità congiunta e composta eleganza.
La donna indossava una gonna di canapa, di mezzalana o di strusa con spalline e bustino rigido a legacci, fittamente arricciata fino all’anca, liscia sul davanti con ampie tasche interne a sacchetto. In fondo è orlata con un profilo viola ed è impreziosita, nel mezzo del dietro alla cintura, da un nastro, ripiegato a fiocco, di leggerissima seta viola tessuta a motivi floreali.
La camicia è di canapa leggera o di cotone, guarnita al collo da un fine lavoro a smerlo. Sul carrè a punta, anch’esso rifinito a smerlo, è chiusa da tre bottoni ed arricchita da un delicato ricamo. È pressoché priva di maniche, ci si limita ad una striscia di tela della lunghezza di circa 10 cm orlata a smerlo.
Il corsetto, chiuso davanti da una serie di ganci, il più delle volte damascato, ha le maniche arricciate all’attaccatura che si restringono gradualmente fino al polso. È privo di colletto ed ha una semplice ripresa di velluto di colore contrastante sul davanti del giro collo e ai polsi. È aggraziato ancora sul davanti da un motivo a pieghe, cucite dalla cintola in su per circa una decina di centimetri e fermate in alto al carrè con una cucitura che crea una linea tondeggiante.
Il grembiule, “la fieta”, di cotone o di canapa leggera, è quasi sempre a righe verticali poco arricciato e ben si accosta al colore del corsetto. Le calze sono di filo di seta, color viola, ricamate con motivi floreali a punto pieno sia da una parte che dall’altra. Le scarpe sono di pelle, stringate e appuntite con un tacco di circa 5 cm. Completa l’abito femminile un “panèt del còl” (fazzoletto del collo) in seta di baco a forma triangolare lavorato a rete e finito a frange ed un cappello a piccola tesa detto di Valstagna. Con l’andar del tempo, la gonna ed il corsetto hanno dato probabilmente origine all’abito intero, forse di foggia più gentilizia, ma che conserva le stesse caratteristiche.
L’uomo indossava pantaloni al ginocchio, generalmente di “Vacchetta” o di fustagno, di chiara imitazione atesina. La camicia è di canapa, molto ampia, coperta nei dì di festa da una finta camicia ricamata con gli stessi motivi di quella femminile. Il corsetto di panno scuro a doppio petto è arricchito, sul risvolto del collo, da vivaci ricami. Le calze sono lunghe, di lana grezza e i calzari di feltro bianchi coprono le calze e in parte le grosse scarpe. Completa il tutto una giacca di lana cruda “alla cacciatora” che arriva poco sotto la vita.
La nota dominante di questi indumenti è data dai colori scuri dovuti o ad una raffinatezza sobria o dalla praticità delle tinture nostrane. Questo riscoperto modo di vestire, un tempo caratteristica del contadino e dell’alpigiano, costituisce oggi una vivace nota di folclore e con le suggestive leggende e le altre tradizioni, ricorda la storia intima e familiare della mostra gente.


Monumenti, Luoghi e Itinerari
Il Torchio Vinario a Leva del '700
La vite senza fine del Torchio
Funzionamento del torchio: Fase 1
Funzionamento del torchio: Fase 2
Funzionamento del torchio: Fase 3
Funzionamento del torchio: Fase 4
Premessa

Un’economia contadina essenziale per anni ha caratterizzato la vita dei paesi montani di Valtellina.
In questo contesto basato sul ricorso praticamente esclusivo alle risorse interne del nucleo familiare, vengono identificati dei momenti che vedevano il contadino e la sua famiglia impegnati a cooperare in importanti momenti di socializzazione che consentivano scambi di idee ed opinioni mentre si eseguivano le istruzioni del gestore del lavoro.
Egli, grazie alla specializzazione acquisita negli anni, era l’arbitro supremo di tutto il processo produttivo e veniva trattato con deferente rispetto.
Poiché i tempi di lavorazione spesso abbracciavano l’intera giornata e presentavano diversi tempi morti, era tradizione consumare spuntini a base di formaggi e insaccati offerti dal contadino di turno.

Caratteristiche

Il torchio è attivo dal 1700 circa alla metà degli anni ’70 ed appartiene alla categoria dei torchi ‘a leva’, diffusi in Valtellina.
La struttura del torchio risulta composta da:
- una leva costituita da un tronco di castagno lungo 10 m e di 1.5 m di diametro;
- una vite senza fine in ciliegio alta 6 m e di 40 cm di diametro;
- un masso di granito dal peso di 30 quintali;
- una pesante tavola di legno;
- diversi spessori in legno robusto;
- numerose travi di legno robusto;
- un piano di lavoro con scanalature;
- un tino.
Sono inoltre da elencare gli attrezzi utilizzati per la vinificazione:
- una scure larga e piatta;
- contenitori in legno da portare sulle spalle (‘brenta’);
- secchi in legno;
- uno strumento a cinque rebbi dotato di manico (‘cinquina’);
- uno strumento simile al precedente ma con manico più lungo;
- un tridente (‘raspin’);
- un martello e dei cunei in legno.

Funzionamento

Manovrando la vite senza fine si poneva la parte più pesante del tronco ad un altezza che rendesse agibile il piano di lavoro sistemandovi sopra le vinacce, al di sopra delle quali si metteva la tavola e gli spessori di legno. Si azionava di nuovo la vite sino a raggiungere la compressione parziale del complesso vinacce-tavola-spessori. Già in questa fase era possibile vedere il vino che, grazie alle scanalature del piano di lavoro, confluiva nel tino posto alla fine di un leggero piano inclinato. Nel legno terminale era infisso un gancio di ferro che sosteneva un grande secchio. Si infilavano poi nelle scanalature del castello (sopra la parte grossa del tronco) delle travi in legno, costituendo così un blocco che impedisse al tronco di risalire verso l’alto. Si avviava di nuovo la vite abbassando la parte leggera del tronco e comprimendo così le vinacce. Si estraeva dopo una pausa più o meno lunga il vino dolce, ed in seguito veniva ripetuta una seconda spremitura dalla quale si otteneva il vino. Le vinacce già spremute non venivano certo gettate: si vendevano ai fabbricanti di grappa.

Contatti:

Comune di Grosotto: +39 0342 887107 - protocollo@comune.grosotto.so.it
Ufficio Turistico di Grosotto: +39 0342 848595 - infoturismo@comunedigrosotto.191.it


Il Santuario della Beata Vergine delle Grazie
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Iniziato nel 1487, consacrato nel 1490, ingrandito nel 1534, fu completamente rifatto tra il 1609 e il 1634. Durante la ricostruzione fu conservata la parte curva dell’abside (ora dietro l’altare maggiore) con l’affresco dell’Assunzione della Vergine (1560).
La facciata, limitata da due lesene in pietra verde del luogo, è coronata da un alto timpano con cornicione a mensole, comprendente una finestra centinata fiancheggiata da due zone trapezoidali in cui sono affrescati L’angelo e L’annunziata (XVII secolo). Il vertice centrale del timpano reca la croce in pietra mentre gli altri due sorreggono obelischi dello stesso materiale; sotto il timpano si apre una trifora (con incorniciatura in pietra e balaustra), che costituisce uno degli elementi più significativi della facciata. Il portale ha una cimasa arcuata su cui si legge la data del 1639. Il campanile attuale fu iniziato nel 1645, finito poi nel 1705. Ha ampie trifore che richiamano quelle poste sulla facciata del santuario.
All’interno si possono ammirare: una navata decorata con una raffigurazione dell’Assunzione in Cielo della Vergine (1921-22); una pila per l’acqua santa in marmo di Carrara (1806). Sulle contraffacciate vi sono due tele del ‘700. Nella cappella di sinistra la decorazione fa da cornice alla tela rappresentante l’ Immacolata e Santi (XVIII secolo). Segue l’organo del ‘700 con la cassa scolpita e intagliata da P. Scalvini (1706-1708) e poi da G. B. De Piaz. Essa ha un parapetto molto mosso e ricco di fregi esuberanti, ma ben fusi che incorniciano dei pannelli a bassorilievo.
Nella seconda cappella vi sono: una tela in cui sono rappresentati La Vergine con S. Antonio da Padova e S. Filippo Neri (1644); un pulpito in legno intagliato. Oltre il presbiterio si trova la monumentale ancona (15 m) in legno intagliato (1673). Questa è chiusa, come le cappelle laterali, da una grande cancellata in ferro battuto. Ai lati dell’altare vi sono due banconi corali in noce intagliato (XVII secolo). Nella cappella di destra vi è un’ ancona in legno che ospita la statua raffigurante la Madonna seduta col Bambino (XVI secolo). Segue la cantoria.
Nella prima cappella decorata in stucchi troviamo una tela raffigurante Lo sposalizio della Vergine. Nella sacrestia si conservano: una tela della Sacra Famiglia di Marcello Venusti (XVI secolo) allievo di Michelangelo; ritratti; un inginocchiatoio; un confessionale e un armadio in noce intagliato (XVII secolo).


Chiesa parrocchiale di S. Eusebio
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La chiesa di S. Eusebio
La vecchia chiesa di S. Eusebio, citata in un documento del 1257, divenne parrocchiale nel 1625 e fu ampliata tra Sei e Settecento su progetto dei luganesi Pierangelo Scala, Bartolomeo Solari e Antonio Molinari, con interventi nel presbiterio (1684) e nella navata (1699-1707).
Al centro della luminosa facciata, ripartita su due registri raccordati da volute laterali, campeggia un elaborato portale in pietra verde scolpito dal locale lapicida Giovanni Antonio Robustelli Test nel 1723: esso reca infatti le iscrizioni GARTFSUB R. ne DPS che stanno per “Gian Antonio Robustello Testo Fecit – Sub Regimine Domini Praepositi Stuppani”. Oltrepassandolo si accede al tempio che risulta suddiviso in tre navate da sei possenti colonne in pietra; sulle navatelle, coperte da colte a crociera, si affacciano le cappelle laterali, mentre salendo una gradinata si raggiunge la zona presbiteriale a terminazione piana.
La sagrestia di sinistra fu costruita nel 1686 insieme con il presbiterio, quella di destra è invece sopravvissuta alle trasformazioni seicentesche. Quanto alla torre campanaria, essa fu edificata nel 1900 in sostituzione dell’antico campanile e sembra riecheggiare le forme della torre campanaria della chiesa parrocchiale di San Giuseppe del vicino paese di Grosio.
La chiesa conserva una bella pavimentazione in lastroni di pietra posata nel 1712, pregevoli altari marmorei e manufatti artistici di varie epoche e stili. A conferma del rilevante contributo apportato all’arte valtellinese dalle maestranze provenienti dal Ticino, gli stucchi del presbiterio risultano essere opera del luganese Pompeo Solari (1685), affiancato per la parte pittorica dal conterraneo Giovan Battista Aprile, ma non sono queste le sole opere eseguite da maestranze di quella zona.
La chiesa possiede inoltre un bel Crocefisso ligneo databile al XVI secolo, una tela con la Deposizione, un tempo assegnata al Valorsa ed ora riferita a Vincenzo De Barberis (1549), una pala purtroppo in cattivo stato di conservazione firmata da Gerolamo Chignoli (1632-33), un olio su tela di Giovan Battista Muttoni raffigurante l’Angelo custode (1714) e una pregevole mensa lignea ricavata da un pulpito seicentesco smembrato nel 1970 che risulta essere stato realizzato dall’intagliatore poschiavino Domenico Dell’Acqua. Gli Angeli recanti gli strumenti della Passione dipinti sopra l’arco trionfale sono invece opera molto più tarda (1925) di Eliseo Fumagalli, cui si deve anche la volta affrescata dal celebre Santuario della Beata Vergine delle Grazie posto ai margini dell’abitato.

---Da “Chiese Torri Castelli Palazzi – I 62 monumenti della Legge Valtellina” ed. 2000, pagg. 53/54.---


Casa Seicentesca
Balconcino in ferro battuto
L’edificio sorge all’incrocio tra via Patrioti e via della Libertà, e la semplice tipologia che lo caratterizza è stata ben adattata ad un lotto la cui forma assai irregolare è causata dal sedime della struttura viaria. Sviluppato su tre piani, presenta una pianta pressoché quadrangolare, ed è coperto da un tetto a due falde con orditura in legno e copertura in ‘piode’ di ardesia. Interessante e decorativa la forma dei numerosi camini, di foggia seicentesca. Le murature portanti esterne sono rivestite da intonaco di un colore beige chiaro che ben si abbina alla presenza di pietra in corrispondenza del portale e delle cornici delle finestre.
L’ingresso principale è costituito da un portale con piedritti e architrave in pietra verde lavorata e moderno portone in legno sormontato da un balconcino in pietra con balaustra in ferro battuto, finemente lavorato secondo le tecniche dell’epoca, sul quale si apre una porta-finestra circondata da una cornice barocca, a sua volta sormontata da un’altra cornice aggettante in pietra lavorata ad andamento curvilineo.
Dall’ingresso si passa ad una corte interna con un interessante portico che, coperto da intricate volte ad ombrello intonacate e pavimentato con lastroni di pietra irregolari, porta alla scala principale di distribuzione per i diversi piani. La corte si apre lateralmente, con un arco ribassato a luce limitata da due tozze colonnine in pietra verde, su un piccolo giardino chiuso, verso via della Libertà, da un cancello moderno.
La facciata principale segue una linea spezzata che ben si adatta alla struttura viaria; la disposizione delle aperture è simmetrica rispetto al portone d’ingresso situato al centro. Due piccoli oculi ogivali che affiancano un’apertura rettangolare danno luce al sottotetto. Nonostante la segnalata simmetria degli elementi della facciata, alcuni particolari architettonici ne movimentano il prospetto: le diverse dimensioni delle aperture poste ai diversi piani, i davanzali ed il balcone in pietra lavorata, le cornici delle finestre e quella decorata della porta-finestra centrale.


L'Antico Mulino
Molino Osmetti
Molino Osmetti
L’unico rimasto di una decina di opifici, che fin verso gli anni ’50 erano funzionanti nella zona e rispondevano all’esigenza dell’economia locale di trasformare i vari tipi di grano in farina, il Mulino Osmetti sembra essere una scommessa contro la tecnologia in nome della genuinità.
E’ dal 1868, anno della famigerata tassa sulla macinazione, che le macine di questo Mulino che pare risalgano al 1700, continuano a girare sotto gli occhi attenti di laboriose donne.
A condurre la gestione attualmente è la signora Anna Ghilotti, l’ultima di quattro generazioni di mugnaie che alla passione per il lavoro unisce la meraviglia mai esaurita di vedere in funzione le tre macine, tre distinte ruote in granito un tempo azionate dall’energia idraulica prodotta dallo scorrere dell’acqua del torrente Roasco ed oggi invece mosse elettricamente.
La farina derivante dal frumento macinato con le tre grosse pietre del Mulino Osmetti, è diversa: ha una qualità superiore, è più saporita e digeribile perché il lento lavorio delle macine non brucia la farina e non ne modifica il valore nutritivo delle proteine e il colore leggermente biondo risulta essere molto diverso dalle farine ottenute dai moderni mulini.
Oggi questo Mulino è diventato un punto di riferimento non solo per i produttori, soprattutto di grano saraceno, che giungono qui da tutta la Valtellina per farsi macinare i loro cereali, ma è anche il riferimento per molti consumatori che ricercano il sapore o il maggior valore nutritivo nelle farine di frumento, di grano saraceno, di mais o dei chicchi d’orzo perlato macinati a pietra.
La signora Anna, per dimostrare la superiorità qualitativa della sua farina, ha deciso di ampliare la propria attività realizzando un piccolo laboratorio dove, rigorosamente a mano, prepara pasta fresca, pizzocheri (simbolo della tradizione contadina valtellinese) e torte rustiche (in particolare la torta al grano saraceno).

---Da: www.molinosmetti.it---


Le fontane
Fontana di Via Rovaschiera
Fontana-lavatoio di via Patrioti

Sorge di fianco all’Oratorio del SS. Crocifisso e contribuisce a caratterizzare l’antico ‘Trivio di Torraccia’, ora via Patrioti, al centro del quale sorge la piccola cappella di S. Rocco. Contrariamente ai primi due, il lavatoio è qui chiaramente separato dall’abbeveratoio, costituito da una vasca di pietra grezza rifatta nel secolo scorso nella tipica forma a parallelepipedo a quattro lastroni incastrati e sorretti da piastrini d’angolo, ed ha un sistema idraulico indipendente da quello del lavatoio. La copertura è sorretta da da due piastrini, disposti asimmetricamente e, sulla sinistra, da un alto muro che circonda il lavatoio su due lati, lungo il quale è ricavata una lunga mensola-sedile coperta, a forma di L. Sul lato destro della vasca è ancora conservato il lastrone lapideo su cui si inginocchiavano le lavandaie.

Fontana lavatoio dei ‘quattro cannoni’

“L’aspetto caratterizzante di questo complesso fontanile è la ‘colonna dell’acqua’ che rappresenta una delle rare testimonianze di una tipologia, assai diffusa nel passato, oggi praticamente scomparsa in Valtellina, ma ancora spesso presente nelle limitrofe valli svizzere. Questa forma ‘a matita’, era solitamente sormontata da elementi decorativi in ferro battuto (galletti o banderuole segna-vento), in questo caso sostituiti da una palla in pietra, che probabilmente appartiene a un tempo successivo (…) Su questa colonna centrale è incisa la data 1630, probabilmente la stessa della costruzione del lavatoio, mentre sulla vasca squadrata dell’abbeveratoio si legge la data 1829. (…) a nostro avviso, essa non corrisponderebbe alla reale forma della precedente. Osservando la forma della colonna, il numero delle sue bocche e confrontandola con tipologie simili (…), parrebbe più consono figurarsi intorno ad essa una vasca di forma ottagonale piuttosto che parallelepipeda. Non è però possibile andare oltre le ipotesi…” (Pedrana, 2003).
I ‘Quattro Cannoni’ , ossia le quattro bocchette in ferro per l’acqua, sono probabilmente quelli settecenteschi originali; la loro forma a maniglia, collegata a un uncino al quale venivano appesi i secchi, ne suggerisce una datazione sicuramente anteriore alla fine del XVIII secolo: fu infatti soltanto a cavallo tra Settecento e Ottocento che cominciò l’uso delle ‘cambre’ di ferro come base di appoggio per i secchi; in epoca precedente si usava appenderli direttamente alla bocchetta.



Enogastronomia, Ricette e Prodotti tipici
I Pizzoccheri della Valtellina
I Pizzoccheri
Anche a Grosotto, come in tutta la Valtellina, il piatto tipico sono i Pizzoccheri.

Ecco la ricetta:

Ingredienti per 5 persone:
300 gr. di farina di saraceno e 200 gr. di farina bianca (oppure una confezione dei nostri pizzoccheri già pronti), 500 gr. di verze o coste, 3 patate, 200 gr. di burro d'alpe, 400 gr. di formaggio Casera, 4 spicchi d'aglio, 100 gr. di parmigiano grattugiato, sale.

Si mescolano le farine impastandole con acqua e lavorandole un buon quarto d'ora finche l'impasto risulti come velluto al tocco. Si tira la sfoglia a uno spessore di circa 1/2 centimetro e da questa si tagliano delle tagliatelle larghe circa 1/2 centimetro. In una pentola bollire, in abbondante acqua, le verdure per circa 5 minuti quindi salare e aggiungere i pizzoccheri. Cuocere per 15 minuti, scolare e sistemare in una zuppiera alternando uno strato di pizzoccheri ad uno di formaggio tagliato a dadini spolverando con parmigiano; condire il tutto con un soffritto di burro, aglio e salvia. Si servono molto caldi.
Buon Appetito!!!


Sport, Divertimento e Tempo libero
Escursione in Mountain-Bike al Lago Schiazzera
Lago Schiazzera (Foto G. Lanzi)
Partenza: Grosotto (618 m)
Arrivo: Grosotto (618 m)
Difficoltà: media/difficile
Periodo consigliato: maggio/ottobre
Dislivello salita: 1770 m
Quota massima: 2392 m (Lago Schiazzera)
Lunghezza: 57 km
Ciclabilità: 95%

Per scaldarsi si parte da Grosotto e si prosegue lungo la valle sino a Tovo, dove si svolta a destra e si attraversano la superstrada e il fiume. All'inizio di Vervio si svolta dapprima a sinistra, e si prosegue in salita in direzione Schiazzera. Dopo aver percorso 1600 m di dislivello si gode un meraviglioso panorama, e chi ha ancora riserva potrà girare verso il Lago Grande. Da Schiazzera prima si raggiunge la cresta La Forcoletta quindi da qui, seguendo più o meno le curve in quota lungo l'Alpe Forcoletta, si prosegue per Carette. Il trail si inoltra sempre più nella Val Grosina, costantemente in leggera salita. Al Rifugio Malghera si raggiunge un'altitudine di 1937 m, e da qui si scende, su suna strada sterrata veloce in discesa, sino a Presacce. Si oltrepassa il ponte sul Torrente Roasco (1433 m) e si risale la sponda opposta fino a immettersi in un secondo tracciato pianeggiante. Si attraversa la Valle Piana e si prosegue finchè la carrareccia diventa mulattiera. Lungo questo bel single trail, costeggiando dall'alto il Roasco, si continua fino a raggiungere Supiani. Da qui, attraverso il bosco, con diverse radure, si ritorna velocemente a Grosotto, luogo di partenza. Possibilità di servizio shuttle fino a Susen (1508 m) ed escursioni guidate con il gruppo Valtellina MTB.

---Da "Trekking & Mountain Bike, Cartina 1 Val Grosina - Mortirolo", Comunità Montana Valtellina di Tirano - Valtellina.it - Consorzio Turistico Valtellina Terziere Superiore---


Escursione a San Giacomo di Grosio
Castagno di Bedugnol (Foto M. Dei Cas)
Partenza: Grosotto, ponte sul Torrente Roasco (616 m)
Arrivo: San Giacomo di Grosio (1054 m)
Difficoltà: Turistico
Periodo consigliato: marzo/novembre
Dislivello salita: 438 m
Tempo salita: 1.30 ore

Escursione facile e ricca di spunti naturalistici ed etnografici che, partendo dal Parco delle Incisioni Rupestri, si svolge tra i terrazzi coltivati e i castagneti sopra Grosio.
Lasciata l'auto al parcheggio posto all'ingresso del Parco delle Incisioni Rupestri (616 m), s'imbocca una stradina sterrata che s'inoltra pianeggiante in un rado castagneto. Passata una galleria, la strada sfila alle spalle della roccia dove sorgono i castelli di San Faustino e Visconti Venosta, o Castello Nuovo, per poi lambire la levigata Rupe Magna, dove si trovano le incisioni rupestri, che può essere raggiunta con una deviazione di pochi minuti. Si potrà così ammirare l'importante complesso petroglifico di Grosio, con raffigurazioni preistoriche che vanno dal IV millennio a.C. all'età del Ferro, nonche i due castelli, recentemente restaurati e visitabili. Con una serie di ampie curve la sterrata prende infine decisamente quota immettendosi sulla carrozzabile per la Val Grosina presso Ravoledo (766 m). Si prende a sinistra, fino al tornante, per imboccare, a monte dello stesso, una ripida mulattiera rettilinea che sale in breve a un gruppo di case poste su un bel dosso panoramico. La mulattiera prosegue fino a immettersi in un'ampia sterrata nei pressi di Bedugnol (942 m). Superato questo piccolo nucleo di case si continua con piacevole camminata giungendo a lambire il monumentale tronco di un castagno, il castagno di Bedognolo appunto, che con una corconferenza di 12 m è il più grande di tutta la provincia di Sondrio. La salita prosegue costante e abbastanza ripida finchè si giunge alle abitazioni che sorgono poco a valle della chiesetta di San Giacomo (XIV sec.; 1504 m), situata sul ciglio sinistro della strada per la Val Grosina.

---Da "Trekking & Mountain Bike, Cartina 1 Val Grosina - Mortirolo", Comunità Montana Valtellina di Tirano - Valtellina.it - Consorzio Turistico Valtellina Terziere Superiore---


Escursione in Mountain Bike al Mortirolo
Passo del Mortirolo
Partenza: Grosotto (pista ciclabile)
Arrivo: Tovo S. Agata (pista ciclabile)
Difficoltà: media
Periodo consigliato: maggio/ottobre
Dislivello salita: 1299 m
Quota massima: 1722 m
Lunghezza: 31 km
Ciclabilità: 100%

Chi segue il Giro d'Italia avrà già sentito questi nomi: Passo della Foppa e Passo del Mortirolo. Due nomi diversi, ma entrambi sono l'orgoglio di tanti ciclisti.
Da Grosotto si percorre il Sentiero Valtellina lungo il fiume Adda fino a Grosio e, in zona Casale Lago, si imbocca a destra la stretta strada del Mortirolo che conduce, con molte serpentine e curve, al Passo della Foppa. La salita è ripida e la strada asfaltata, anche se dissestata, è perfetta per i professionisti del ciclismo. La fatica della salita è poi ampiamente ripagata in quota, da dov'è possibile godere del grandioso panorama su Valtellina e Alpi Svizzere.
Appena prima del Passo della Foppa si gira a destra in una via consorziale. Su questo sterrato, dapprima si passa attraverso un bosco di conifere, più in basso si raggiungono i castagneti secolari della Valtellina sino a Tovo S. Agata.
Variante: dall'incrocio sopra descritto è possibile in pochi chilometri raggiungere il Passo della Foppa (1852 m), da dove il panorama sulla Valtellina è spettacolare.

---Da "Trekking & Mountain Bike, Cartina 1 Val Grosina - Mortirolo", Comunità Montana Valtellina di Tirano - Valtellina.it - Consorzio Turistico Valtellina Terziere Superiore---



Laghetto Parco Prati di Punta
Laghetto di Grosotto
Il Parco "Prati di Punta" è stato da alcuni anni realizzato ai margini di Grosotto. Qui ci si può divertire praticando la pesca sportiva in uno dei due piccoli laghi creati artificialmente. Sono presenti nel parco un bar con possibilità di ristoro, due piscine all’aperto per i mesi estivi, un campo da tennis, bocce e pallavolo. Per i più piccoli ci sono tanti piccoli animali. Nella voliera convivono colombi, tortore, pappagalli, fagiani nostrani, dorati e argentati. Vi è poi un recinto con conigli nani e cavie in semilibertà oltre a quattro caprette nane molto docili libere nel parco con le quali anche i più piccoli possono giocare. Completamente liberi nel lago nuotano un cigno, due oche e una colonia di sette esemplari di germani reali.
---Da Vaol.it---

Per informazioni su tariffe e recapiti rivolgersi all'Ufficio Turistico di Grosotto (+39 0342 848595) o al Comune di Grosotto (+39 0342 887107).


Eventi e Appuntamenti
Mostra permanente: "Sulle tracce della nostra storia"
Grosotto
Grosotto attraverso la lettura dei suoi statuti.

La mostra, come il titolo lascia intendere, è un percorso attraverso la storia del Comune di Grosotto. Il gruppo di appassionati di storia locale ha raccolto gli statuti del comune dal 1400 al 1700 circa, tracciando così un interessante viaggio nel tempo. L'ambientazione della mostra nell'appena ristrutturata Casa Stoppani, antica dimora della nobile famiglia omonima, crea inoltre un'atmosfera perfetta.
L'inaugurazione della mostra avverrà sabato 27 dicembre 2008 alle ore 17.00 e in seguito sarà possibile visitarla dalle ore 15.00 alle ore 17.00 nei seguenti giorni: 29-30-31 dicembre e 2-3 gennaio oppure su prenotazione al numero +39 0342 887107 (Comune di Grosotto).


Corti Aperte 2009
Il manifesto di Corti Aperte 2009
Grosotto,8 agosto 2009

Serata ambientata nel cuore del paese con apertura e ricostruzione di ambienti storici ed esposizioni d'arte, d'artigianato tipico e di prodotti locali.
La manifestazione si ripete ogni anno, migliorandosi, evolvendo e diventando sempre più bella.

Info: Ufficio Turistico Grosotto: +39 0342 848595 - infoturismo@comunedigrosotto.191.it


Da sapere

Numeri utili
Servizi di Interesse Pubblico
Carabinieri: +39 0342 887102
Polizia Stradale: +39 0342 545011
Guasti elettrici: 803-500
Protezione Civile: +39 0342 887636
Servizi Ecologici: +39 0342 847326
Comune di Grosotto: +39 0342 887107
Ufficio Turistico: +39 0342 848595
Corpo Forestale dello Stato - Grosotto: +39 0342 887007

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