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Provincia del Medio Campidano

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Provincia del Medio Campidano

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Informazioni generali
La Provincia del Medio Campidano è una delle 8 provincie della regione Sardegna.
Divisione Amministrativa
E' divisa amministrativamente nei seguenti 28 comuni: Arbus, Barumini, Collinas, Furtei, Genuri, Gesturi, Gonnosfanadiga, Guspini, Las Plassas, Lunamatrona, Pabillonis, Pauli Arbarei, Samassi, San Gavino Monreale, Sanluri, Sardara, Segariu, Serramanna, Serrenti, Setzu, Siddi, Tuili, Turri, Ussaramanna, Villacidro, Villamar, Villanovaforru, Villanovafranca
L'intera provincia ospita circa 105400 abitanti.
Città capoluogo di provincia: Sanluri e Villacidro.

Il Territorio

La Storia

Folklore, Cultura e Tradizioni
Il Museo del Coltello sardo
Nasce ad Arbus, circa dieci anni fa, il primo Museo del Coltello Sardo che ripercorre la storia del coltello sardo dal Neolitico sino ad oggi.
L’artigiano Paolo Pusceddu ha allestito il Museo in una vecchia casa restaurata del Settecento (vicina al suo laboratorio) e ha diviso l’esposizione in quattro sale: nella I sono esposti i coltelli antichi, tra i quali spiccano una leppa sarda o busachesa, risalente al XIV secolo (in dotazione alle truppe del Giudicato di Arborea); nella II vi sono i prodotti più rappresentativi dei coltellinai sardi contemporanei; nella III i pezzi migliori della coltelleria “L’Arburesa” , nata alla fine dagli anni Settanta; infine, la IV sala ospita la ricostruzione di un antico laboratorio del fabbro “de su ferreri”, con attrezzi originali dell’Ottocento (una mantice, un trapano a volano, una molla a pedale e un’antica incudine).
Il Museo, visitato ogni anno da circa ventimila persone, ospita, inoltre, nel suo cortile “il coltello più grande del mondo” : 3,35 metri per 80 chili, record registrato nel Guinnes dei primati (1986). Il record è stato superato, dallo stesso Pusceddu nel 2002, realizzando “il coltello più lungo e pesante del mondo” : un’ arburesa a lama panciuta e manico in legno Paduk (4,85 m per 295 chili). Il coltello tipico della zona è, infatti, l’arburesa, a lama panciuta (a forma di foglia di lauro) e manico in corno.


Monumenti, Luoghi e Itinerari
Le Miniere
Le miniere di Arbus, in passato tra le più produttive d’Europa nell’estrazione di piombo e zinco, comprendono i villaggi minerari di Montevecchio e Ingurtosu.
Nella zona di Montevecchio, l’attività estrattiva ha inizio fin dall’epoca romana (ne sono testimonianza il ritrovamento di picconi e lucerne) e prosegue in quella medievale e moderna. Ma è solo a partire dalla metà dell’Ottocento che si assiste ad una vera e propria svolta nel settore: un imprenditore sassarese, il grande Giovanni Antonio Sanna ottiene una concessione perpetua per la coltivazione della miniera e fonda la “Società di Montevecchio”, dando inizio ad un immenso sviluppo del settore. A partire dalla seconda metà degli anni Sessanta del Novecento però, ha inizio un lento declino che raggiunge il culmine nel 1991 con la chiusura del pozzo Amsicora e del resto della miniera.
Perdendo la sua funzione principale, il sito minerario di Montevecchio è andato spopolandosi negli anni. Recentemente però, sta prendendo piede un interessante processo di riconversione in chiave turistica: grazie alla rivalorizzazione e il restauro delle aree dismesse, Montevecchio è diventato un luogo di grande attrazione. In loco si possono visitare i cantieri di Levante (Piccalinna, Sant’Antonio e pozzo Sartori), le officine e la galleria Anglosarda. Quest’ultima (situata sul filone Sant’ Antonio, ricco di galena), venne visitata nel 1877 dal principe Tomaso di Savoia, il quale inaugurò la “Laveria Principe”. Oggi, la galleria, può essere visitata sino al I livello con l’intenzione di far rivivere ai turisti l’emozione provata un tempo dai minatori.
Da non perdere la visita al Palazzo della direzione, affascinante edificio di fine Ottocento voluto dal proprietario della miniera: realizzato in stile neo-rinascimentale, comprende gli uffici amministrativi, l’abitazione del Sanna, una chiesa e una grande sala dei ricevimenti, detta “Sala blu” riservata agli incontri ufficiali.
La miniera di Montevecchio, dal 1997, è uno degli otto siti che costituiscono il Parco Geominerario della Sardegna dichiarato dall’UNESCO “Patrimonio Culturale dell’Umanità” (1997).
Anche le miniere di Ingurtosu, conoscono, durante l’Ottocento, un intenso sviluppo: a partire dal 1875 diventano le più importanti d’Europa nella produzione di piombo, zinco e argento e nel 1899 vengono cedute alla più importante società mineraria inglese, la Pertusola Limited, il cui proprietario fu il nobile Lord Brassey. Agli inizi del Novecento si registra il massimo della produzione, mentre a partire dagli anni Cinquanta, un impoverimento dei filoni, seguito dalla concorrenza dei mercati africani conduce ad una grave crisi. Infine, negli anni Sessanta, le miniere passano al gruppo Monteponi-Montevecchio, il quale avvia la chiusura dei cantieri e il trasferimento degli operai in altre miniere dell’ Isola.
Il centro direzionale della miniera era Ingurtosu, villaggio attualmente semideserto che in passato risultava molto funzionale, disponeva, infatti, di abitazioni per gli ex-impiegati, di un ospedale, una chiesa (Santa Barbara, Patrona dei minatori), un cimitero, la scuola, la posta e lo spaccio. Da visitare è il palazzo della direzione, detto “il castello”, un elegante edificio ottocentesco costruito in stile neo-gotico (ad imitazione di un palazzo tedesco) intorno al 1870: realizzato in granito, è posizionato nel punto più alto del villaggio ed all’interno dispone degli antichi uffici amministrativi e tecnici della miniera. Inoltre, immerse nel verde della macchia mediterranea, è possibile osservare due ville dell’epoca, si tratta di Villa Wright e Villa Ginestra.
Proseguendo da Ingurtosu verso il mare, invece, si incontra Pozzo Gal (situato nel cantiere Harold) il quale, restaurato di recente, dispone di un museo multimediale concernente la storia mineraria. Da qui, il minerale estratto veniva trasportato via rotaia sino alla laveria Brassey, in località Naracauli, infine giungeva alla spiaggia di Piscinas per essere imbarcato su speciali barche da carico, dette bilancelle e destinato ai mercati italiani e stranieri.
Lungo la strada che porta al mare sono visibili tanti altri pozzi (pozzo Lambert, ad esempio), gallerie, dighe, ponti e vagoncini ormai abbandonati. Infine, si giunge ad un immenso e suggestivo complesso dunale, dichiarato dall’ UNESCO “Patrimonio ambientale dell’ Umanità”: si tratta delle splendide dune di sabbia di Piscinas, che, tra le più alte in Europa, si estendono per circa 5 Km sino al mare.



Enogastronomia, Ricette e Prodotti tipici
La fregula di Rosa
INGREDIENTI

Per la fregola
1 uovo sbattuto
1 pizzico di zafferano
1 pizzico di sale
200gr di semola di grano duro grossa

Per il condimento
1 polpetto di medie dimensioni o 4 grosse seppie
500 gr di vongole
2 acciughe
2 spicchi di aglio
olio di oliva q.b.
Prezzemolo tritato
2 cucchiai di salsa di pomodoro


PROCEDIMENTO

Per la fregola
Versare in un ampio recipiente (meglio se nella 'civedda', la tipica scodella sarda in terracotta) una parte dell'uovo sbattuto e aggiungere gradatamente la semola amalgamando gli ingredienti con le mani. Continuare ad aggiungere uovo e semola alternando i due ingredienti e senza smettere mai di lavorarli. Terminato l'uovo, aggiungere piano piano acqua tiepida alternata a semola fino ad esaurire tutta la semola a disposizione.
La fregola deve risultare asciutta ma non troppo secca.
L'impasto così ottenuto deve essere essiccato al sole in un canestro (meglio se in quello tipico sardo!) per alcuni giorni o nel forno per pochi minuti (la fregola deve risultare appena appena imbiondita).
Una volta seccato può essere conservato in un barattolo per alcuni giorni o cucinato subito.

Per il condimento
Preparare in una pentola un soffritto con l'aglio tritato e l'olio di oliva.
Quando l'aglio inizia ad imbiondire aggiungere il polpetto (o le seppie) e le acciughe pulite, ben lavate e tagliate a pezzi piccolissimi.
Cuocere fino a far asciugare l'acqua rilasciata dal pesce, quindi aggiungere la salsa di pomodoro.
A parte far aprire le vongole lasciandole sul fuoco per qualche minuto con aglio e prezzemolo e aggiungerle al polipo quando questo è quasi cotto.
Se il pesce dovesse risultare troppo asciutto, aggiungere un bicchiere d'acqua con un po' di sale.
Preparare il brodo.
Aggiungere le fregola preparata e cuocerla aggiungendo man mano il brodo (come si fa per il risotto).
A cottura ultimata togliere la pentola dal fuoco, aggiungere il prezzemolo triturato e servire in tavola.

Buon appetito!


Sport, Divertimento e Tempo libero

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